Ein Gastbeitrag von Marco Sandroni: Passaggio della competenza primaria in campo fiscale, tributario e pensionistico alla Provincia autonoma di Bolzano.

BOZEN – In Italia il carico fiscale, tra imposte dirette e indirette, è fra i più elevati al mondo. Non si tratta di un bel primato. In casi limite si crea perfino il paradosso per il quale non lavorare (o non fatturare) oltre una certa somma diventa preferibile, per non entrare nella fascia di reddito superiore. L’esatta posizione nella classifica dei paesi con le imposte più alte varia a seconda dei parametri considerati (ossia che si dia maggior peso alle imposte dirette, a quelle indirette, sulle imprese, sulle persone fisiche, sui redditi o sui consumi ecc.) ma, che siamo primi, secondi o ottavi poco cambia, dato che l’Italia tra i paesi industrializzati è probabilmente quello nel quale il denaro dei contribuenti viene usato peggio, ma non credo esista una classifica per questo, o almeno non l’ho trovata.

In alcune regioni italiane i servizi resi al cittadino sono..per usare un eufemismo..scadenti rispetto al loro costo in termini di imposte per i contribuenti.

In Sudtirolo, grazie allo Statuto d’Autonomia [1], beneficiamo di un ritorno di circa l’85% del nostro gettito fiscale. Va smentita infatti la leggenda metropolitana diffusa tra chi non conosce la materia o viene qui solo in villeggiatura secondo la quale in Trentino-Südtirol “siamo ricchi perché veniamo mantenuti dall’Italia”. Nulla di più falso. In realtà, il Sudtirolo versa, appunto, circa il 15% delle tasse e imposte riscosse sul proprio territorio a Roma.

Semplicemente da noi i servizi funzionano bene perché usiamo meglio le risorse disponibili, e non le sprechiamo. A mero titolo esemplificativo, basti dire che la regione Sicilia ha 18.000 dipendenti pubblici su 5 milioni di abitanti, la Lombardia 3.000 per 10 milioni, quindi circa un dodicesimo. Non mi sembra molto realistico che i dipendenti pubblici siciliani svolgano una quantità di lavoro 12 volte superiore a quelli lombardi.

In più occasioni lo Statuto di Autonomia è stato attaccato dai governi centrali, ma mai con l’intensità di quello attuale. Qualora la Costituzione dovesse essere modificata, la nostra Autonomia corre il serio rischio di essere limitata, ridotta, addirittura –secondo i più pessimisti-, cancellata.

Ciò integrerebbe una grave violazione prima che della Costituzione, di trattati internazionali (in particolare l’Accordo di Parigi del 10 Febbraio 1947) e pertanto non è possibile unilateralmente da parte del Governo centrale. Tuttavia una certa inquietudine permane.

In Italia, nonostante l’incremento dell’imposizione fiscale negli ultimi anni, il debito pubblico è ulteriormente aumentato, segno di un’amministrazione inefficiente. Non è possibile riempire una caraffa con un grosso buco al centro. I recenti governi hanno dimostrato di non volere o non potere ridurre o tappare questa falla.

Già negli anni ’80, durante il Governo Reagan, Arthur Laffer [2] sosteneva che, oltre un certo limite, all’aumento della tassazione, le entrate fiscali diminuiscono anziché aumentare, perché aumentano l’evasione fiscale e rallentano i consumi, e tutto questo in modo più che proporzionale (vedasi la curva di Laffer qui sotto). É proprio ciò che sta accadendo in Italia.

A chi obiettasse che un ritorno fiscale dell’85% circa è già un ottimo traguardo che altre regioni possono solo invidiarci, rispondo che una cosa è pagare il 100% a Roma e vedersi poi restituire l’85%, in quanto in tempi di crisi tale situazione potrebbe anche cambiare (e sappiamo che c’è chi, se potesse, la cambierebbe subito), cosa ben diversa è trattenere direttamente l’85% e poi cedere il 15%. Come dire: se ho le chiavi di una cassaforte piena posso prelevarne del denaro per usarlo con scopi di solidarietà. Se invece mi viene chiesto solo di riempire la cassaforte ma non mi vengono date le chiavi, questo diventa impossibile. E ancora, una cosa è riscuotere tasse e imposte sul nostro territorio le cui aliquote vengono decise a livello centrale, anche se poi gran parte di essere ci viene restituita, cosa completamente diversa è decidere autonomamente quante tasse e imposte prelevare. Per fare un esempio, un imprenditore o un libero professionista che tra imposte dirette e indirette deve versare oltre il 60% di quello che guadagna allo Stato, potrà anche consolarsi vedendo che il suo denaro (da noi) viene speso bene, ma potendo scegliere molto probabilmente preferirebbe pagare il 30% di tasse.

Due parole vanno spese anche sul sistema pensionistico, perché è strettamente legato a quello fiscale.

Nel 2014 l’Inps ha avuto un risultato economico di esercizio negativo per 12,7 miliardi e un disavanzo finanziario di competenza di 7,8 miliardi di euro [3]. Ad inizio 2015 La Repubblica [4] aveva già previsto un buco di 6,7 miliardi. Ora, l’INPS è per definizione un ente pagatore, perché è improduttivo di reddito, per tale ragione è finanziato dallo Stato. Ripetuti disavanzi di questa entità sono un chiaro segnale del fatto che il sistema pensionistico italiano non è affidabile e quindi è a rischio.

L’autonomia in materia fiscale non può prescindere da quella in materia pensionistica, dato che le pensioni e gli assegni di disoccupazione vengono finanziati con le entrate derivanti dalle imposte. Acquisendo tali competenze primarie, il Sudtirolo gioverebbe di un sistema pensionistico molto più facile da controllare e soprattutto affidabile a lungo termine, al riparo da sprechi e cattiva gestione.

Va poi chiarito un dubbio che molti potrebbero sollevare: non esiste una banca, un fondo d’investimento, un conto corrente nel quale vengono raccolti i fondi destinati a pagare le pensioni. Il denaro raccolto con le imposte va a finanziare le pensioni in modo quasi diretto, pertanto dal punto di vista tecnico la gestione delle pensioni in autonomia rispetto al resto d’Italia non presenterebbe alcun problema per il Sudtirolo, anzi, a breve termine presenterebbe il vantaggio che, rispetto alla media del paese, da noi il rapporto tra lavoratori e pensionati è più vantaggioso, a lungo temine, come detto, la sicurezza della pensione.

In ultimo una considerazione sui sussidi di disoccupazione. In Sudtirolo abbiamo un tasso di disoccupazione molto basso e molti non lo sapranno, perché fortunatamente non ne hanno mai avuto necessità, ma il tempo tra la richiesta del sussidio di disoccupazione e l’erogazione dello stesso è di vari mesi, il che rappresenta un grosso problema per chi non ha risparmi da parte. Con l’acquisizione di tale competenza primaria il sistema sarebbe più efficiente e i tempi di erogazione si ridurrebbero notevolmente.

Per tutte queste ragioni sono a favore del passaggio della competenza primaria in materia fiscale, tributaria e pensionistica alla Provincia Autonoma di Bolzano.

Marco Sandroni,10.02.2016


  1. D.P.R. n. 670 del 31 agosto 1972
  2. Arthur Betz Laffer (Youngstown, 14 agosto 1940) è un economista statunitense, sostenitore della Supply side economics. Divenne molto influente negli anni dell’amministrazione Reagan, tanto da esserne uno dei massimi consiglieri economici.
  3. Il Sole 24 Ore online dell’8 Luglio 2015
  4. La Repubblica Economia online del 03.02.2015
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